4 giorni che cambiarono totalmente il motorsport

I giorni che vanno dal 30 aprile al 2 maggio per un appassionato di motorsport sono molto delicati ma allo stesso tempo importanti per celebrare e ricordare i loro eroi morti sui campi di gara e che portarono notevoli cambiamenti, soprattutto nella sicurezza delle auto e dei tracciati.

29° Tour de Corse – Rallye de France 1985

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Attilio Bettega (1953-1985)

Lo squadrone Lancia arrivava sull’isola di Napoleone con il morale a terra visti i pochi risultati ottenuti nelle prime quattro gare (6° Montecarlo, non presenti in Svezia, 2° Portogallo, ritirati in Kenya) e si vuole riscattare, ma sarà dura contrastare le piccole rivali Peugeot e Renault. La prima prova va alla Renault di Jean Ragnotti, la seconda ad Ari Vatanen su Peugeot 205, Ragnotti si riprende vincendo terza la prova. Prova da Zerubia a Santa Giulia, una prova molto lunga (30 Km) e impegnativa. Bettega prova il tutto per tutto, ma al km 5 della speciale, Attilio in una curva molto veloce, da percorrere in quarta piena per evitare una sconnessione, allarga la traiettoria di corda andando a urtare una pietra che lo fa uscire di strada. Purtroppo, l’impatto contro un grosso albero è devastante. L’urto è terribile, la Lancia 037, si spezza in due e il tettuccio si piega. Purtroppo, per Attilio non c’è nulla da fare, mentre fortunatamente Maurizio esce indenne. La prova successiva viene sospesa, ma non la gara che viene vinta da Jean Ragnotti.

30° Tour de Corse – Rallye de France 1986

Ben diverso l’umore come arriva il Martin racing al Tour ’86. Toivonen si trova molto bene con la delta s4 a trazione integrale portando già a casa una vittoria al prestigioso MonteCarlo.

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Henri Toivonen (1956 – 1986) e Sergio Cresto (1956 -1986)

La tragedia si è compiuta alle 14.58 di venerdì 2 maggio, è stato in una sinistra veloce in discesa che chiude in uscita, sette chilometri dopo la partenza della prova speciale numero 18, che la Delta S4 con la quale Henri Toivonen e Sergio Creste stavano conducendo il rally con 2’45” di vantaggio ha urtato con la parte posteriore il muretto all’esterno prima di rotolare qualche metro sotto strada e schiantarsi, semirovesciata, contro un albero.

Con almeno un serbatoio rotto e la pompa della benzina strappata l’incendio è stato immediato: un minuto dopo l’uscita, quando Bruno Saby è arrivato su quella sinistra la macchina era già immersa in un rogo totale; due minuti dopo, quando è arrivato Biasion, c’era già un fumo nero a coprire le fiamme che stavano consumando i miseri resti dei due rallisti.

Immaginare che neppure un immediato intervento dall’elicottero avrebbe potuto salvare la vita a Toivonen e Cresto serve a poco.

Impietriti dal dolore vedevano due colleghi, due amici, bruciare in mezzo ad un groviglio di tubi che le fiamme avevano spogliato di quella «plastica» che rende un Gruppo B delle ultime generazioni almeno esteriormente simile ad un’automobile.

14° Gran Premio di San Marino di Formula Uno 1994

Venerdì

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Rubens Barrichello (1970-)

La sequenza di gravi incidenti che segnò il weekend ebbe inizio già nelle prove libere del venerdì: durante la sessione la Jordan di Rubens Barrichello, a causa del cedimento della sospensione posteriore sinistra e della velocità troppo elevata, uscì di traiettoria alla Variante Bassa, passò di traverso sul cordolo esterno e decollò, superando le gomme di bordopista e impattando contro le reti di protezione. L’auto quindi rimbalzò all’indietro, si cappottò un paio di volte e infine si fermò ribaltata nella via di fuga. Le prove vennero subito interrotte onde consentire di prestare soccorso. Barrichello venne estratto. Pur non potendo prendere parte al resto dell’evento, già la mattina del sabato si ripresentò nel paddock.

Sabato

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Roland Ratzenberger (1960-1994)

Il secondo incidente avvenne durante le prove ufficiali di sabato 30 aprile: attorno alle ore 15:00 la Simtek del pilota austriaco Roland Ratzenberger era impegnata in un giro da qualifica (miglior giro), giunta all’uscita della curva Tamburello, la vettura numero 32 rupe l’ala anteriore e perse aderenza e la corsa finì contro il muro esterno della successiva curva, intitolata a Gilles Villeneuve. Nel fortissimo impatto la cella di sicurezza resse ma la decelerazione fu tale da far perdere immediatamente conoscenza al pilota, provocandogli una frattura della base cranica, a causa del grave trauma subito il pilota austriaco spirò sette minuti dopo l’arrivo al nosocomio.

Gara

Il terzo grave incidente del weekend si verificò già alla partenza della gara: allo scattare del semaforo verde la Benetton di Lehto, quinta in griglia, ebbe un problema tecnico e non si mosse. Le macchine che la seguivano scartarono bruscamente sui lati per evitarla: non poté fare altrettanto tranne Pedro Lamy, partito con la sua Lotus dalle retrovie, il quale non riuscì a evitare la macchina ferma. Entrambi i piloti non riportarono conseguenze (salvo alcuni indolenzimenti), ma i detriti persi dalle monoposto volarono in tutte le direzioni e si decise per una ripartenza.

La gara riprese con Senna al comanda e un giovane Schumacher al seguito, ma al settimo giro la vettura di Senna alla deriva nella via di fuga della curva Tamburello, pochi istanti dopo lo schianto col muretto alle ore 14:17, la Williams del brasiliano approcciò normalmente la curva del Tamburello ad una velocità di circa 310 km/h. In questo frangente il piantone dello sterzo (modificato frettolosamente dai meccanici su istruzioni dello stesso Senna prima della partenza della gara) cedette alle sollecitazioni e la vettura divenne ingovernabile.

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Ayrton Senna (1960-1994)

Nell’impatto una sospensione dell’auto si spezzò con ancora attaccata la gomma e colpì Senna alla testa, provocandogli un grave trauma cranico; inoltre il braccio scheggiato della sospensione penetrò nel casco attraverso la visiera, ferendo gravemente il pilota nel lobo frontale destro, poco sopra l’occhio, facendo morire a l’istante il grande pilota brasiliano.

La gara vide quindi la vittoria di Schumacher, davanti a Larini e Häkkinen. Saliti sul podio, i piloti, memori dei fatti dei giorni precedenti ed informati degli incidenti della gara, mantennero un atteggiamento composto, non festeggiarono la loro prestazione e non aprirono lo champagne.

https://sport.sky.it/formula1/2019/04/30/roland-ratzenberger-morte-anniversario.html

TOIVONEN – CRESTO, APPUNTAMENTO COL DESTINO

Poco prima del Tour de Corse ebbe luogo in Sardegna il rally della Costa Smeralda, che si correva su terra. Anche in quell’occasione Toivonen e Cresto con la loro Delta S4 sbaragliarono tutti gli avversari, ribadendo le eccellenti qualità della vettura e del pilota anche sullo sterrato. Nessuno poteva immaginare che quel trionfo sarebbe stato l’ultimo della loro vita.

Sebbene fosse ancora febbricitante per i postumi di un’influenza, Toivonen seppe esprimersi al meglio nei primi giorni del Tour de Corse. Il “doc” del Team Lancia, Benigno Bartoletti, lo aveva curato al meglio. Diavolo di un Bartoletti: sua l’idea di far bere ai piloti succo di mirtilli, che fa bene alla vista, come confermava uno studio della RAF su un squadrone di piloti inglesi della seconda guerra mondiale: abbattevano più aerei nazisti di qualunque altro squadrone, perché mangiavano i mirtilli posti nei pressi della loro base.

Al terzo giorno di rally Toivonen aveva un vantaggio di tre minuti e passa sulla Peugeot di Saby: il rally delle diecimila curve era ormai suo. Quella del Colle d’Ominanda era la dodicesima prova speciale delle diciassette in programma. “La prima parte di quella prova speciale – ricorda Miki Biasion – era in salita, poi si scollinava e iniziava una discesa lungo la costa della montagna”. Lui e Tiziano Siviero era i primi a partire dopo Toivonen e Cresto in quella prova speciale.

La Delta S4 uscì di strada in modo repentino, finì tra gli alberi cappottandosi giù per la collina, sbattè col tetto e in pochi secondi prese fuoco. Per l’equipaggio intrappolato nell’auto non ci fu scampo. “Vidi del fumo poi le fiamme – ricorda Biasion – ci fermammo subito e il mio copilota Tiziano Siviero tentò di spegnere le fiamme con l’estintore di bordo ma era una cosa ridicola. Non c’era nulla da fare. Ricordo addirittura che spostai la mia Delta S4 per paura che le fiamme raggiungessero anche la sua carrozzeria!”.

Il magnesio a contatto con la benzina fuoruscita dal serbatoio rotto nell’urto aveva preso fuoco immediatamente originando un rogo spaventoso. I pompieri arrivarono da Ponte Leccia quando la tragedia si era ormai consumata nel senso più letterale del termine: della Delta S4 non era rimasto che uno scheletro fumante, con i poveri corpi dei due piloti ormai carbonizzati.

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Le condizioni dell’auto – o meglio di ciò che ne restava – non consentirono mai di capire le vere cause dell’incidente. Si ipotizzò un blocco dell’acceleratore, con le tracce di gomme sull’asfalto che lasciavano supporre una disperata ultima frenata di Toivonen. Ma mancherà sempre la controprova. Non si saprà mai la verità.

Lucido come pochi, poco prima che iniziasse il Tour de Corse, Sergio Cresto aveva infilato nella sua valigetta 24 ore che aveva lasciato nella camera d’albergo il suo testamento. Sapeva quanto fosse pericoloso correre in Corsica con la Delta S4. E dello stesso avviso era Toivonen, che dopo le ricognizioni prima del rally aveva detto agli amici: “Qui non voglio correre mai più. Questa è l’ultima volta, è troppo pericoloso”. Aveva dannatamente ragione, ma quando lo disse nessuno poteva immaginare quanto fosse vicino alla verità.

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